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Sistemi di certificazione a confronto: il futuro
delle competenze
di Erika Bartolini
Nell’ambito di una ricerca svolta sui percorsi di
formazione professionale post-secondaria in Europa,
è stato approfondito il tema della certificazione
delle competenze acquisite al termine di questa
tipologia di percorsi di formazione nei paesi
europei.
La certificazione è argomento caldo nel percorso di
creazione di un sistema europeo di riconoscimento
dei percorsi di formazione professionale. I paesi
presi in considerazione per questa indagine sono
quelli appartenenti alla rete Eurydice che comprende
sia i 25 paesi dell’Unione che i paesi candidati e
tre dei paesi dell’AELS/SEE (Islanda, Liechtenstein
e Norvegia). Questo ha permesso di avere un quadro
molto più ampio ed esaustivo del panorama attuale
sulla certificazione e di quello che si prevede
avverrà in un prossimo futuro. Il primo dato che
emerge è infatti che gran parte dei paesi europei ha
recepito, o dichiara di essere pronto a farlo,
alcuni strumenti messi a disposizione a livello
europeo per l’attestazione delle competenze come i
Supplementi al certificato e al diploma introdotti
con Europass.
Ciò premesso, non è però possibile, anche dopo
un’attenta lettura, individuare un filo comune che
possa legare in qualche modo esperienze che
ovviamente sappiamo essere diverse, ma che tuttavia
non offrono spunti di comparazione. Per quanto
riguarda il livello di riferimento nel sistema di
istruzione, la formazione professionale
post-secondaria può essere organizzata solo come
proseguimento di quella secondaria, oppure a livello
di istruzione superiore di tipo accademico e/o
non-accademico, o prevedendo tutte le tipologie.
Prescindendo dal caso inglese che per la sua
particolarità legata sia all’organizzazione del
sistema educativo che all’alto grado di autonomia
degli istituti merita una menzione a parte, non è
possibile individuare una tendenza comune, se non
riferita al dato meramente numerico che la maggior
parte dei paesi offrono questo tipo di formazione
sia a livello superiore accademico che
non-accademico, pur mantenendo i due livelli
separati.
In Ungheria, al contrario, l’istruzione e formazione
professionale è offerta da istituti di istruzione
post-secondaria e da istituti di istruzione
superiore non-universitaria. Entrambe le tipologie
di istituti fanno parte del sistema di istruzione
superiore, all’interno del quale, a partire dal
1996, gli istituti universitari e non-universitari
possono offrire indifferentemente corsi di
istruzione universitaria e non, compresi quelli di
tipo professionale. In Inghilterra sono stati
recentemente istituiti i Foundation degrees, diplomi
di tipo professionale che affiancano i Bachelor
degrees come primo livello di istruzione superiore
della durata di due anni.
Il percorso di istruzione/formazione intrapreso
viene certificato con un documento la cui forma,
contenuto e validità è stabilita, in genere, a
livello nazionale anche se chi lo rilascia
fisicamente è sempre l’istituto che ha offerto il
corso. In Germania, la certificazione viene
rilasciata previa autorizzazione da parte
dell’autorità competente per l’educazione del
singolo Land, mentre in Inghilterra è il singolo
istituto che stabilisce il contenuto e la forma del
certificato ed è responsabile dell’emissione del
documento, e quindi del suo riconoscimento
ufficiale. A questo fine, tuttavia, gli istituti
devono ottenere un’autorizzazione con un atto
parlamentare o reale.
A prescindere dalle modalità di emissione e rilascio
del documento, è generalizzata la tendenza a un
riconoscimento diffuso su tutto il territorio
nazionale della qualifica ottenuta con la
formazione, attestata dalla certificazione. A fronte
poi di realtà come quella inglese, nella quale il
riconoscimento della certificazione non è previsto
da documenti ufficiali ma è lasciato al singolo
istituto o datore di lavoro, chi ha invece
conseguito un certificato di formazione
post-secondaria professionale in Portogallo, vanta
un titolo che non solo consente l’ingresso nel mondo
del lavoro o il proseguimento degli studi, ma che
può essere preso in considerazione per un’eventuale
avanzamento di carriera.
Un’indagine sulla certificazione e sulla sua
validità all’interno dei sistemi di istruzione e
formazione, non può poi prescindere da un’analisi
dei contenuti e degli aspetti formali del
certificato. Occorre premettere che quando si tratta
di certificazione, più spesso si ha a che fare con
un documento che attesta il completamento di un
percorso di formazione professionale, in genere
concluso sostenendo una prova che coinvolge sia
aspetti teorici che pratici della formazione. Sono
rari i casi in cui sono previste non tanto
valutazioni ma vere certificazioni delle competenze
a livello intermedio. Partendo dal caso singolare
dell’Inghilterra dove, grazie all’autonomia, i
singoli istituti possono decidere se dare alla
certificazione una cadenza intermedia o finale, si
passa per la Grecia, dove la formazione è
organizzata per moduli formativi il cui superamento
deve essere attestato per ottenere la certificazione
finale del ciclo di formazione, per finire con la
Polonia e Finlandia che prevedono una certificazione
intermedia che nel primo caso è necessaria per
ottenere la certificazione finale, mentre nel
secondo caso è rilasciata a richiesta del singolo.
Per quanto riguarda gli aspetti formali, il
documento che viene rilasciato riporta in genere la
qualifica e/o il titolo che si ottiene al termine
del percorso di formazione; più raramente è previsto
che nel certificato sia fatto esplicito riferimento
ai voti o crediti conseguiti, al livello ottenuto o
alla durata dei corsi, mentre è praticamente assente
la menzione alle competenze, conoscenze e abilità
teoriche e pratiche che sono state ottenute al
termine del percorso di formazione. Lo stesso vale
per gli standard che possono sì essere previsti a
livello nazionale, anche sotto forma di indicazioni
o modelli di riferimento, ma che mai sono
esplicitati nel certificato. A tutto questo però
supplisce, nella quasi totalità dei paesi
considerati, il ricorso al Supplemento al
Certificato e il Supplemento al Diploma, introdotti
da Europass. Questo nuovo strumento, laddove è già
stato adottato, ha permesso infatti di andare oltre
i confini formali del “foglio di carta”,
arricchendolo di contenuti che altrimenti
rimarrebbero sottintesi. Di fatto, in realtà, tutte
le qualifiche risultano essere riferite a
competenze, conoscenze e abilità che sono
inevitabilmente connesse al percorso di formazione
intrapreso e concluso, ma che non trovano spazio nel
documento.
Ecco quindi che il Supplemento al Certificato e il
Supplemento al Diploma hanno portato a un duplice
vantaggio: da un lato, dotare le autorità educative
nazionali di un formato unico per rendere
“leggibili” sia a livello nazionale che europeo, le
qualifiche e i titoli rilasciati, esplicitando gli
elementi che le caratterizzano senza appesantire la
forma del documento; dall’altro hanno, o avranno, il
merito di conferire alle qualifiche stesse un
riconoscimento che va anche oltre i confini del
paese dove sono state conseguite, senza passare per
un livellamento delle forme e dei contenuti, ma anzi
rafforzando le caratteristiche peculiari del
percorso di formazione del singolo individuo.
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