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Sperimentazione e portfolio: ancora una volta sara' un giudice a decidere sulla scuola

 

28-01-2006

da TUTTOSCUOLA

 



Si infuoca la polemica nella scuola su due fronti: la sperimentazione
sul secondo ciclo proposta dal ministro Moratti e il portfolio delle
competenze, colpito dal giudizio del Tar.
La prima questione ha provocato le risentite reazioni delle regioni e
di vari livelli istituzionali che si sono sentiti "traditi" dal
ministro dell'istruzione, che si era impegnata a non lanciare alcuna
iniziativa prima dell'avvio della riforma del secondo ciclo previsto
per il 2007-08, per consentire di predisporre invece le misure di
sostegno per il contestuale varo del sistema di istruzione e
formazione professionale.
Si difende la Moratti, facendo intendere di essere stata costretta ad
assecondare la base che spingeva per sperimentare l'innovazione:
risposta tecnica giudicata dall'opposizione come una sfida politica
indotta dalla campagna elettorale.
Per il portfolio il dibattito avviato dalla sospensiva (parziale) del
Tar riguarda soprattutto il livello sindacale, che non ha mai nascosto
lo scarso gradimento per questo aspetto della riforma.
Rispetto pero' alla sperimentazione del 2° ciclo, dove per il momento
lo scontro e' tutto esterno al mondo della scuola, quella del
portfolio rischia invece di avere una pesante ricaduta interna, di cui
si registrano i primi segni negativi di disorientamento, anche perche'
la pronuncia e' arrivata nel momento topico degli scrutini del primo
quadrimestre, che da quest'anno avrebbero dovuto prevedere
obbligatoriamente all'interno della scheda di valutazione la religione
cattolica.
Diverse scuole avevano gia' resistito a questa direttiva ministeriale
mantenendo questa valutazione in nota separata e ora trovano conferma
delle loro ragioni nell'ordinanza del Tar.
Ma il fatto potrebbe non rimanere isolato e provocare un effetto
domino, propiziato anche dal clima elettorale.

Ancora una volta sara' un giudice a decidere sulla scuola

La reazione degli assessori regionali non si limitera' alle
dichiarazioni politiche. Sono state preannunciate iniziative
giurisdizionali per bloccare il provvedimento sulla sperimentazione.
Le violazioni secondo l'assessore del Lazio Silvia Costa aprirebbero
la strada "a due possibili rimedi giurisdizionali".
Al Tar per violazione di legge in quanto il DM 31 gennaio 2006
contrasta con il comma 4 dell'articolo 27 del d.lgs 226/2005, perche'
non sono state rispettate tutte le procedure di preventiva intesa con
la Conferenza Unificata, compresa la ridefinizione della
corrispondenza tra vecchie e nuove classi di abilitazione".
Alla Corte Costituzionale sollevando il conflitto di attribuzione
perche' la decisione del Governo modifica l'allocazione dell'offerta
formativa sul territorio di competenza esclusiva delle Regioni, in
quanto i nuovi percorsi liceali non realizzano una puntuale
sovrapposizione con i percorsi di istruzione secondaria superiore del
previgente ordinamento.
L'assessore ha ribadito inoltre che a suo avviso si tratta di una
innovazione solo formale, se stante il limite delle risorse
professionali a disposizione si deve prioritariamente realizzare
l'approfondimento delle discipline obbligatorie per tutti gli
studenti. Se compatibili con le risorse disponibili si possono
attivare attivita' e insegnamenti diversi dei vari percorsi. La
verifica delle condizioni di fattibilita' del progetto di
sperimentazione da parte del direttore regionale e il principio di
autorizzazione contrastano con l'autonomia riconosciuta alle
istituzioni scolastiche. Inoltre, ha concluso la Costa, sono del tutto
rituali le indicazioni riferite alla formazione del personale e al
sistema di supporto e monitoraggio.




 

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