Si infuoca la polemica
nella scuola su due
fronti: la
sperimentazione
sul secondo ciclo
proposta dal ministro
Moratti e il portfolio
delle
competenze, colpito dal
giudizio del Tar.
La prima questione ha
provocato le risentite
reazioni delle regioni e
di vari livelli
istituzionali che si
sono sentiti "traditi"
dal
ministro
dell'istruzione, che si
era impegnata a non
lanciare alcuna
iniziativa prima
dell'avvio della riforma
del secondo ciclo
previsto
per il 2007-08, per
consentire di
predisporre invece le
misure di
sostegno per il
contestuale varo del
sistema di istruzione e
formazione
professionale.
Si difende la Moratti,
facendo intendere di
essere stata costretta
ad
assecondare la base che
spingeva per
sperimentare
l'innovazione:
risposta tecnica
giudicata
dall'opposizione come
una sfida politica
indotta dalla campagna
elettorale.
Per il portfolio il
dibattito avviato dalla
sospensiva (parziale)
del
Tar riguarda soprattutto
il livello sindacale,
che non ha mai nascosto
lo scarso gradimento per
questo aspetto della
riforma.
Rispetto pero' alla
sperimentazione del 2°
ciclo, dove per il
momento
lo scontro e' tutto
esterno al mondo della
scuola, quella del
portfolio rischia invece
di avere una pesante
ricaduta interna, di cui
si registrano i primi
segni negativi di
disorientamento, anche
perche'
la pronuncia e' arrivata
nel momento topico degli
scrutini del primo
quadrimestre, che da
quest'anno avrebbero
dovuto prevedere
obbligatoriamente
all'interno della scheda
di valutazione la
religione
cattolica.
Diverse scuole avevano
gia' resistito a questa
direttiva ministeriale
mantenendo questa
valutazione in nota
separata e ora trovano
conferma
delle loro ragioni
nell'ordinanza del Tar.
Ma il fatto potrebbe non
rimanere isolato e
provocare un effetto
domino, propiziato anche
dal clima elettorale.
Ancora una volta sara'
un giudice a decidere
sulla scuola
La reazione degli
assessori regionali non
si limitera' alle
dichiarazioni politiche.
Sono state preannunciate
iniziative
giurisdizionali per
bloccare il
provvedimento sulla
sperimentazione.
Le violazioni secondo
l'assessore del Lazio
Silvia Costa aprirebbero
la strada "a due
possibili rimedi
giurisdizionali".
Al Tar per violazione di
legge in quanto il DM 31
gennaio 2006
contrasta con il comma 4
dell'articolo 27 del
d.lgs 226/2005, perche'
non sono state
rispettate tutte le
procedure di preventiva
intesa con
la Conferenza Unificata,
compresa la
ridefinizione della
corrispondenza tra
vecchie e nuove classi
di abilitazione".
Alla Corte
Costituzionale
sollevando il conflitto
di attribuzione
perche' la decisione del
Governo modifica
l'allocazione
dell'offerta
formativa sul territorio
di competenza esclusiva
delle Regioni, in
quanto i nuovi percorsi
liceali non realizzano
una puntuale
sovrapposizione con i
percorsi di istruzione
secondaria superiore del
previgente ordinamento.
L'assessore ha ribadito
inoltre che a suo avviso
si tratta di una
innovazione solo
formale, se stante il
limite delle risorse
professionali a
disposizione si deve
prioritariamente
realizzare
l'approfondimento delle
discipline obbligatorie
per tutti gli
studenti. Se compatibili
con le risorse
disponibili si possono
attivare attivita' e
insegnamenti diversi dei
vari percorsi. La
verifica delle
condizioni di
fattibilita' del
progetto di
sperimentazione da parte
del direttore regionale
e il principio di
autorizzazione
contrastano con
l'autonomia riconosciuta
alle
istituzioni scolastiche.
Inoltre, ha concluso la
Costa, sono del tutto
rituali le indicazioni
riferite alla formazione
del personale e al
sistema di supporto e
monitoraggio.