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SCOLARI DIFFICILI:  IL RITALIN, PONTI D'ORO IN ITALIA ALLA PILLOLA DELL'OBBEDIENZA

19 aprile 2004


di SABINA MORANDI
Una sindrome impalpabile, un farmaco discusso, la vecchia tentazione della
psichiatria di ergersi a giudice della normalità sociale.
Con questi ingredienti un farmaco di nicchia è diventato una pedina cruciale
nella conquista del fiorente mercato
del disagio psichico. Si tratta del Ritalin, calmante "per l'infanzia" che
viene ormai prescritto a più del 15 per cento
dei bambini statunitensi.

Un prodotto su misura
Messo a punto negli anni cinquanta, il metilfenidato - principio attivo del
Ritalin - è stato usato per curare malattie
rare come la narcolessia fino a quando non si è scoperto che poteva avere un
effetto calmante sui bambini
iperattivi, effetto definito paradossale considerando che il metilfenidato è
una vera e propria anfetamina. Di pari
passo con la diffusione del farmaco si è andata definendo una sindrome
nuova: i bambini con "l'argento vivo
addosso" si sono trasformati in portatori di un'alterazione biologica che
impedisce loro di selezionare gli stimoli ambientali,
di pianificare le proprie azioni e di controllare i propri impulsi. «Se non
trattato» ha dichiarato a "Tempo Medico" Alessandro Zuddas,
neuropsichiatra infantile del dipartimento di neuroscienze dell'Università
di Cagliari e grande sponsor del Ritalin, «il disturbo compromette
numerose aree dello sviluppo e del funzionamento sociale del bambino,
predisponendolo, nelle successive età della vita, ad altre patologie
psichiatriche o al disagio sociale: cioè all'alcolismo, alla
tossicodipendenza, al disturbo antisociale di personalità».
Niente paura: ora c'è la pillola capace di trasformare i bambini in scolari
ubbidienti che, in un futuro, saranno adulti perfettamente integrati.
Con queste premesse il successo commerciale del farmaco era assicurato. Fra
il 1989 e il 1996 le prescrizioni di Ritalin sono cresciute del
600 per cento nei soli Stati Uniti, paese che oggi assorbe il 90 per cento
della produzione mondiale di metilfenidato.
Ecco quindi che nel 2000 la pillola miracolosa prodotta da Novartis sbarca
anche in Italia con la benedizione
della Commissione unica del farmaco (Cuf), «visto il ruolo del metilfenidato
nel trattamento dell'Adhd e
vista l'elevata incidenza di questa manifestazione in età pre-adolescenziale
e l'assenza di farmaci alternativi».

La sindrome fantasma

Adhd sta per Attention Deficit Hyperactivity Disorder, sindrome dell'
iperattività e dei disturbi
dell'attenzione codificata nella bibbia statunitense del disagio psichico,
il Dsm-4. Di criteri scientifici seri per distinguere
fra vivacità e patologia, però, non ce ne sono e la sindrome di Giamburrasca
rimane assai vaga. Mano a mano
che la Società americana di psichiatria, che compila il celebre Dsm,
allargava i criteri diagnostici
entro i quali far rientrare l'Adhd, gli Stati Uniti si sono popolati di
bambini con "difficoltà di stare al proprio
posto", "incapacità di tacere", "impossibilità di occuparsi delle proprie
cose". Tutti afflitti da Adha e tutti curabili a colpi
di metilfenidato. In Virginia, in Nord Carolina e nel Michigan, il 10-15 per
cento dei bambini in età scolastica si trova ormai
a consumare quotidianamente la pillola dell'obbedienza. Le conseguenze non
si sono fatte attendere. La Dea, organismo
federale incaricato della lotta contro la droga, ha messo in guardia le
autorità locali sulla diffusione dello spaccio di
metilfenidato davanti alle scuole. Pare che i ragazzi si siano messi a
polverizzare le pillole per sniffarle al posto della
cocaina. Uno studio dell'Università della California di Berkeley, inoltre,
afferma che i bambini trattati con metilfenidato
hanno un rischio tre volte maggiore degli altri di diventare tossicomani.
Infine ci si è messo pure Andrew Waters,
avvocato noto per le sue cause contro le industrie del tabacco, che ha
trascinato in tribunale l'azienda produttrice del farmaco
accusandola di avere complottato per spingere la gioventù americana al
consumo di calmanti. Migliaia di famiglie
riunite in cause collettive hanno costretto l'azienda a dare spiegazioni
sulle sue relazioni con associazioni come
l'American Psychiatric Association che, secondo Waters, avrebbe barattato
una certa indulgenza nel definire i criteri
diagnostici dell'Adhd in cambio di finanziamenti. Anche la Children and
Adult with Attention Deficit Disorder, associazione
di genitori di bambini iperattivi, avrebbe fatto delle pressioni in cambio
di finanziamenti. Gli psichiatri si sarebbero insomma
prestati a fornire un imprimatur scientifico all'intento di trasformare un
carattere vivace in vera e propria malattia, il tutto nell'interesse
del business e con la complicità di genitori assenti, insegnanti sotto
pressione e pediatri compiacenti. E mentre negli
States esplode il caso, la Cuf benedice l'arrivo della pillola dell'
obbedienza considerata «l'elevata incidenza della Adhd».

Ricerche su misura

La Cuf sbaglia di grosso. Che l'Adhd sia una sindrome dai contorni vaghi è
confermato anche dalla mancanza di certezze
sulla sua incidenza: dal 2 al 20 per cento, dice la letteratura, ma è uno
scarto troppo ampio per avere senso. L'unico
che si sbilancia è di nuovo Alessandro Zuddas che parla di un 4 per cento di
bambini affetti, ammettendo però che
«i sintomi da soli non bastano per fare una diagnosi: qualsiasi bambino,
anche il più normale, può presentarli tutti».
Già. Proprio per questo sarebbe stato meglio avviare un'indagine
epidemiologica seria, indipendente e articolata sulla
diffusione del disagio psicologico nei bambini e nei preadolescenti prima di
autorizzare la vendita del farmaco, e
non dopo. Il progetto Prisma, promosso nel novembre 2002 dall'Istituto di
Neuropsichiatria infantile Medea di Lecco e autorizzato
dall'Istituto superiore della Sanità italiano non sembra però andare
incontro a molti di questi criteri, primo fra tutti l'indipendenza. L'
indagine
interessa un campione di 5mila ragazzi e ragazze, in età compresa tra i 10 e
i 14 anni, dislocati fra Pisa, Lecco, Milano, Cagliari, Rimini e Roma.
In primo luogo bisogna notare che la maggior parte dei referenti del
progetto sono istituti privati con forti legami con l'industria
farmaceutica.
A Pisa, ad esempio, se ne fa carico l'Istituto di Neuropsichiatria infantile
Stella Maris che ha già un protocollo d'intesa
con la Eli Lilly per sperimentare un altro farmaco per la cura dell'Adhd. Lo
studio pilota sembra insomma
mirare più all'apertura di un mercato sicuro che alla verifica vera e
propria dei disturbi dell'età evolutiva. Basta
dare un'occhiata al questionario per rendersi conto che le categorie
utilizzate sono tutto meno che scientifiche. Si chiede
a genitori e insegnanti - di dire se il "ragazzo fa pensieri strani", se è
"scontento, triste, depresso" se "intenzionalmente
si fa male o se ha tentato il suicidio". Ci si concentra insomma, con
domande vaghe e superficiali, sull'osservazione del disturbo da parte di
non addetti ai lavori, mentre si presta poca attenzione a "sfere di disagio"
ben più attinenti a una diagnosi, come la storia
personale o il contesto relazionale. Ma evidentemente, più che individuare
il disagio, il progetto Prisma mira a isolare
i bambini "portatori" della patologia, ottimi candidati per la
sperimentazione prima e per l'assuefazione poi.

La sindrome di Giamburrasca

Gli esperti distinguono tre tipi di sindrome da disturbi dell'attenzione,
caratterizzate da sintomi diversi:

1) Prevalentemente da carenza di attenzione (ADHD-I)
 è incapace di prestare attenzione ai dettagli o commette errori per
disattenzione
ha difficoltà a mantenere la concentrazione
sembra non ascoltare
fatica a seguire le istruzioni
ha difficoltà organizzative
evita o non ama compiti che richiedono un impegno mentale sostenuto
si distrae facilmente
dimentica facilmente

2) Prevalentemente di tipo impulsivo/iperattivo (ADHD-HI)
giocherella con mani e piedi, si agita sulla sedia
ha difficoltà a rimanere seduto
corre e salta in maniera eccessiva
ha difficoltà a svolgere attività tranquille
agisce come se fosse spinto da un motore
parla troppo
risponde precipitosamente ancor prima che le domande siano completate
ha difficoltà ad aspettare o rispettare i turni
interrompe e si intromette spesso nei discorsi altrui

3) Di tipo combinato (ADHD-C)
sono presenti contemporaneamente ambedue i tipi di sintomi

Liberazione, 18 aprile 2004

 

 

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