Di
Menna: “Ha ragione Pisanu sulla scelta
dell’integrazione scolastica dei bambini islamici
nelle scuole statali. Ma questo è quello che già da
tempo avviene in Italia in base ai dati concreti sulla
frequenza degli alunni stranieri nelle nostre scuole
statali”.
Ha
ragione il ministro Pisanu sulla scelta
dell’integrazione scolastica dei bambini islamici
nelle scuole statali - sottolinea il segretario della
Uil Scuola, Massimo Di Menna in relazione al dibattito
che ha aperto la richiesta di parità della scuola
islamica milanese - ma questo è quello che già da
tempo avviene in Italia in base ai dati concreti sulla
frequenza degli alunni stranieri nelle nostre scuole
statali.
Lunedì
prossimo torneranno a scuola bambini di religioni e
culture diverse, proprio come è accaduto negli anni
scorsi. Un’integrazione - aggiunge Di Menna - che si
è affermata nelle aule italiane, di anno in anno, senza
troppi clamori, diventando un fatto sempre più
consolidato grazie all’impegno, alla responsabilità e
al lavoro quotidiano, purtroppo non adeguatamente
valorizzato, di tanti insegnanti.
Negli
ultimi cinque anni la presenza di alunni stranieri nelle
scuole italiane è raddoppiata passando dai 112 mila
ragazzi che frequentavano le scuole ai quasi 300 mila
dell’anno scolastico passato. Una parte consistente di
questi studenti (123.838 pari al 43%) è di religione
islamica. Più della metà delle scuole italiane (57%)
accoglie bambini e ragazzi stranieri.
Il 90,5% di questi studenti frequenta scuole statali, il
9,5% frequenta scuole non statali. (Ulteriori dettagli
nella scheda >> )
Scuola
paritaria significa far parte del sistema delle scuole
pubbliche dell’Italia e quindi rispettose della
Costituzione e delle norme che regolano la nostra
nazione.
Vale la pena di ricordare le condizioni che la legge
sulla parità (n. 62 del 2000) richiede:
“
Si definiscono scuole paritarie, a tutti gli effetti
degli ordinamenti vigenti, in particolare per quanto
riguarda l'abilitazione a rilasciare titoli di studio
aventi valore legale, le istituzioni scolastiche non
statali, comprese quelle degli enti locali, che, a
partire dalla scuola per l'infanzia, corrispondono
agli ordinamenti generali dell'istruzione, sono
coerenti con la domanda formativa delle famiglie e
sono caratterizzate da requisiti di qualità (...).
In particolare le scuole devono garantire:
(...) a) un progetto educativo in armonia con i princìpi
della Costituzione; un piano dell'offerta formativa
conforme agli ordinamenti e alle disposizioni vigenti;
attestazione della titolarità della gestione e la
pubblicità dei bilanci;
b) la disponibilità di locali, arredi e attrezzature
didattiche propri del tipo di scuola e conformi alle
norme vigenti;
c) l'istituzione e il funzionamento degli organi
collegiali improntati alla partecipazione democratica;
d) l'iscrizione alla scuola per tutti gli studenti i
cui genitori ne facciano richiesta, purché in
possesso di un titolo di studio valido per
l'iscrizione alla classe che essi intendono
frequentare;
e) l'applicazione delle norme vigenti in materia di
inserimento di studenti con handicap o in condizioni
di svantaggio;
f) l'organica costituzione di corsi completi: non può
essere riconosciuta la parità a singole classi,
tranne che in fase di istituzione di nuovi corsi
completi, ad iniziare dalla prima classe;
g) personale docente fornito del titolo di
abilitazione;
h) contratti individuali di lavoro per personale
dirigente e insegnante che rispettino i contratti
collettivi nazionali di settore. (...)”
Il
ruolo della scuola pubblica, sia anche paritaria, è
quello di favorire l’integrazione - sottolinea Massimo
Di Menna - va evitata la separazione anticamera della
conflittualità.
Tanti insegnanti stanno favorendo il formarsi di
cittadini in grado di vivere positivamente le diversità,
e il loro nuovo status di cittadini italiani, nel
rispetto della nostra Costituzione, delle nostre leggi e
nella ricerca di sempre maggiori conoscenze.
Nel contempo la scuola italiana consente, con le attività
opzionali e con un piano di offerta formativa specifico,
l’approfondimento delle tematiche, della cultura,
delle religioni dei paesi di provenienza.
Nella
loro difficile funzione - di supportare, favorire tale
integrazione - gli insegnanti non sempre hanno i
supporti necessari. Si tratta di un impegno importante -
continua il segretario della Uil Scuola - che conduce,
di riflesso, a far vivere anche agli adulti, attraverso
l’esperienza dei loro giovani studenti, la cultura, la
storia del nostro (loro nuovo) paese.
Le
istituzioni, dai Comuni alle Regioni, allo Stato
centrale (anche il Ministro dell’Istruzione)
dovrebbero rafforzare, valorizzare, supportare, favorire
questo difficile compito.
Evitare divisioni e separazioni, far vivere la ricchezza
della storia, della cultura del nostro Paese, degli
altri paesi europei ed extra europei, rafforzando la
democrazia, valore costitutivo della convivenza civile
in Italia.
Tali
considerazioni ci vengono espresse da tanti insegnanti
che si apprestano, a partire da lunedì prossimo, primo
giorno di scuola, a incontrare i loro alunni anche di
diverse religioni e culture, che nelle scuole pubbliche
italiane vivono lo studio e l’impegno scolastico
insieme ai loro compagni di classe.
La
Uil Scuola lancia due proposte che saranno indirizzate
al ministro Moratti:
-
Aprire
un confronto con il sindacato per individuare
strumenti e supporti agli insegnanti per questo
delicato compito.
-
Convocare
una Conferenza nazionale, finalizzata alla
condivisione, all’approfondimento e
all’allargamento delle esperienze realizzate nelle
scuole dove da anni studiano bambini di provenienza,
cultura e religioni diverse e dove l’approccio
multiculturale è un fatto quotidiano, spesso con
risultati molto positivi.
La
scheda elaborata dalla Uil Scuola sulla presenza, per
livelli scolastici e per distribuzione territoriale,
degli alunni stranieri nelle scuole italiane >>.
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