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 da UIL  *  

© La scelta italiana di una scuola per tutti

09.09.06


Di Menna: “Ha ragione Pisanu sulla scelta dell’integrazione scolastica dei bambini islamici nelle scuole statali. Ma questo è quello che già da tempo avviene in Italia in base ai dati concreti sulla frequenza degli alunni stranieri nelle nostre scuole statali”.

Ha ragione il ministro Pisanu sulla scelta dell’integrazione scolastica dei bambini islamici nelle scuole statali - sottolinea il segretario della Uil Scuola, Massimo Di Menna in relazione al dibattito che ha aperto la richiesta di parità della scuola islamica milanese - ma questo è quello che già da tempo avviene in Italia in base ai dati concreti sulla frequenza degli alunni stranieri nelle nostre scuole statali.

Lunedì prossimo torneranno a scuola bambini di religioni e culture diverse, proprio come è accaduto negli anni scorsi. Un’integrazione - aggiunge Di Menna - che si è affermata nelle aule italiane, di anno in anno, senza troppi clamori, diventando un fatto sempre più consolidato grazie all’impegno, alla responsabilità e al lavoro quotidiano, purtroppo non adeguatamente valorizzato, di tanti insegnanti.

Negli ultimi cinque anni la presenza di alunni stranieri nelle scuole italiane è raddoppiata passando dai 112 mila ragazzi che frequentavano le scuole ai quasi 300 mila dell’anno scolastico passato. Una parte consistente di questi studenti (123.838 pari al 43%) è di religione islamica. Più della metà delle scuole italiane (57%) accoglie bambini e ragazzi stranieri.
Il 90,5% di questi studenti frequenta scuole statali, il 9,5% frequenta scuole non statali. (Ulteriori dettagli nella scheda >> )

Scuola paritaria significa far parte del sistema delle scuole pubbliche dell’Italia e quindi rispettose della Costituzione e delle norme che regolano la nostra nazione.
Vale la pena di ricordare le condizioni che la legge sulla parità (n. 62 del 2000) richiede:

“ Si definiscono scuole paritarie, a tutti gli effetti degli ordinamenti vigenti, in particolare per quanto riguarda l'abilitazione a rilasciare titoli di studio aventi valore legale, le istituzioni scolastiche non statali, comprese quelle degli enti locali, che, a partire dalla scuola per l'infanzia, corrispondono agli ordinamenti generali dell'istruzione, sono coerenti con la domanda formativa delle famiglie e sono caratterizzate da requisiti di qualità (...).
In particolare le scuole devono garantire:
(...) a) un progetto educativo in armonia con i princìpi della Costituzione; un piano dell'offerta formativa conforme agli ordinamenti e alle disposizioni vigenti; attestazione della titolarità della gestione e la pubblicità dei bilanci;
b) la disponibilità di locali, arredi e attrezzature didattiche propri del tipo di scuola e conformi alle norme vigenti;
c) l'istituzione e il funzionamento degli organi collegiali improntati alla partecipazione democratica;
d) l'iscrizione alla scuola per tutti gli studenti i cui genitori ne facciano richiesta, purché in possesso di un titolo di studio valido per l'iscrizione alla classe che essi intendono frequentare;
e) l'applicazione delle norme vigenti in materia di inserimento di studenti con handicap o in condizioni di svantaggio;
f) l'organica costituzione di corsi completi: non può essere riconosciuta la parità a singole classi, tranne che in fase di istituzione di nuovi corsi completi, ad iniziare dalla prima classe;
g) personale docente fornito del titolo di abilitazione;
h) contratti individuali di lavoro per personale dirigente e insegnante che rispettino i contratti collettivi nazionali di settore. (...)”

Il ruolo della scuola pubblica, sia anche paritaria, è quello di favorire l’integrazione - sottolinea Massimo Di Menna - va evitata la separazione anticamera della conflittualità.
Tanti insegnanti stanno favorendo il formarsi di cittadini in grado di vivere positivamente le diversità, e il loro nuovo status di cittadini italiani, nel rispetto della nostra Costituzione, delle nostre leggi e nella ricerca di sempre maggiori conoscenze.
Nel contempo la scuola italiana consente, con le attività opzionali e con un piano di offerta formativa specifico, l’approfondimento delle tematiche, della cultura, delle religioni dei paesi di provenienza.

Nella loro difficile funzione - di supportare, favorire tale integrazione - gli insegnanti non sempre hanno i supporti necessari. Si tratta di un impegno importante - continua il segretario della Uil Scuola - che conduce, di riflesso, a far vivere anche agli adulti, attraverso l’esperienza dei loro giovani studenti, la cultura, la storia del nostro (loro nuovo) paese.

Le istituzioni, dai Comuni alle Regioni, allo Stato centrale (anche il Ministro dell’Istruzione) dovrebbero rafforzare, valorizzare, supportare, favorire questo difficile compito.
Evitare divisioni e separazioni, far vivere la ricchezza della storia, della cultura del nostro Paese, degli altri paesi europei ed extra europei, rafforzando la democrazia, valore costitutivo della convivenza civile in Italia.

Tali considerazioni ci vengono espresse da tanti insegnanti che si apprestano, a partire da lunedì prossimo, primo giorno di scuola, a incontrare i loro alunni anche di diverse religioni e culture, che nelle scuole pubbliche italiane vivono lo studio e l’impegno scolastico insieme ai loro compagni di classe.

La Uil Scuola lancia due proposte che saranno indirizzate al ministro Moratti:

  • Aprire un confronto con il sindacato per individuare strumenti e supporti agli insegnanti per questo delicato compito.

  • Convocare una Conferenza nazionale, finalizzata alla condivisione, all’approfondimento e all’allargamento delle esperienze realizzate nelle scuole dove da anni studiano bambini di provenienza, cultura e religioni diverse e dove l’approccio multiculturale è un fatto quotidiano, spesso con risultati molto positivi.

La scheda elaborata dalla Uil Scuola sulla presenza, per livelli scolastici e per distribuzione territoriale, degli alunni stranieri nelle scuole italiane >>.

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