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La Procura della Repubblica del tribunale di Bologna ha respinto l'esposto formale relativamente all'obiezione di coscienza degli insegnanti che si sono rifiutati di somministrare i test dell'Invalsi in classe. Con questa archiviazione viene così ridicolizzato il tentativo (ispirato dall'Ufficio scolastico regionale dell'Emilia Romagna) di considerare illegale la scelta contro i test operata da molti insegnanti sulla base della libertà di insegnamento, del contratto docenti e della non obbligatorietà delle Indicazioni nazionali collegate alla riforma Moratti.
Viene così a cadere con questo tentativo di
intimidazione un altro tassello della
riforma Moratti che, alla vigilia di un
probabile cambiamento di governo, risulta in
gran parte inapplicata e inapplicabile. La strategia dell’intimidazione contro chi si è opposto in autunno alle prove Invalsi è giunta fino al punto di sondare la possibilità di incastrare a livello penale gli insegnanti obiettori, infrangendosi infine miseramente contro il muro della procura della repubblica di Bologna che ha dovuto ribadire per ben due volte nel giro di pochi mesi che dai fatti presentati non “emergeva alcun elemento che consentisse di configurare una specifica ipotesi di reato ed esulando ogni penale rilevanza” ne ha disposto l’archiviazione. Un muro però lo hanno davvero abbattuto, quello del ridicolo. La storia presenta infatti, accanto ad aspetti inquietanti, non pochi tratti comici. Ripercorriamone brevemente le tappe. Il 2 dicembre, al termine dello svolgimento delle prove, escono le roboanti dichiarazioni stampa della dirigente dell’ufficio scolastico regionale: «Fino all’anno scorso non abbiamo fatto nulla, ma quest’anno le cose cambieranno». L´obiezione di coscienza contro i test Invalsi, infatti, «può essere considerata come interruzione di pubblico servizio» in quanto è «un tentativo di opporsi a una legge dello Stato» e può avere conseguenze «anche penali». (La Repubblica - Bologna - 2 dicembre 2005).
Una minaccia come un’altra, su cui magari
ridere sopra. E invece no. Sempre in data 2
dicembre 2005 il Dirigente scolastico della
scuola Rodari-Jussi di S.Lazzaro di Savena
(BO) – presumibilmente sotto la regia
dell’Ufficio scolastico regionale – presenta
un esposto formale alla Procura della
Repubblica del tribunale di Bologna in cui
espone tutta la vicenda relativa alla
somministrazione delle prove invalsi nella
sua
Scuola. L’intento è evidentemente quello di
denunciare coloro che ne avevano ostacolato
l’esecuzione dichiarandosi obiettori di
coscienza. |
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