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Il
98 per cento degli istituti non è cablato. Per colmare il gap serve un
miliardo e mezzo di euro.
Uno studio sulla multimedialità didattica rivela: mancano almeno 190
mila
computer.
L'Italia rischia di uscire dall'Europa nella corsa alle tecnologie
didattiche. I dati sono disarmanti: nelle scuole italiane mancano almeno
190
mila personal computer, il 98% degli istituti deve essere ancora
cablato, in
oltre metà delle scuole l'infrastruttura di rete manca completamente o
è
insufficiente e, come se non bastasse, soltanto il 44% ha i computer
collegati in rete. Per azzerare i gap hi-tech occorrono almeno tremila
miliardi di lire (più o meno 1 miliardo e mezzo di euro) da spendere in
tre
anni.
LO STUDIO - Il desolante panorama hi-tech arriva da uno studio per
monitorare la situazione della multimedialità in Italia, commissionato
alla
Between (società di consulenza per le telecomunicazioni) da «ReMida 21»,
progetto pilota realizzato da «Milano per la multimedialità» e
promosso
dalla direzione regionale del ministero della Pubblica Istruzione, dal
Comune e dalla Provincia di Milano nonché dalla Regione Lombardia.
Nella sua indagine, Between ha analizzato un campione di scuole
(elementari,
medie e superiori) e ha messo a confronto la situazione con «eUrope»,
il
piano sull'alfabetizzazione informatica varato nel marzo 2000 dal
Consiglio
europeo.
Le direttive europee prevedono infatti di raggiungere entro il 2004
alcuni
obiettivi: entro la fine di quest'anno, per esempio, sarebbero da
attrezzare
tutte le scuole di personal computer multimediali e di connessioni a
Internet. Nel 2002, poi, dovrebbero essere garantiti un accesso alla
Rete in
tutte le classi, la formazione degli insegnanti e l'alfabetizzare
tecnologica degli studenti perché siano in grado di utilizzare le
tecnologie
didattiche. Ben più ambizioso l'obiettivo da raggiungere entro il 2004:
quello di avere in tutte le scuole europee un rapporto studenti-computer
(collegati in rete) di uno a cinque. Un computer, cioè, ogni cinque
studenti
(nel caso migliore) o, male che vada, uno ogni 10-15 allievi.
CONFRONTI - Alcuni dei Paesi europei considerano questi obiettivi non
troppo
ambiziosi: per esempio quelli scandinavi. In Norvegia e Danimarca,
infatti,
il computer su ogni banco di scuola è già da tempo una realtà.
In Italia, invece, nonostante i mille miliardi (circa 500 milioni di
euro)
spesi dal piano Berlinguer siamo ancora molto indietro. A prima vista i
dati
sembrerebbero buoni e, nelle cifre messe a confronto con altre realtà
europee, l'Italia parrebbe tra i Paesi migliori a livello hi-tech. In
realtà
la situazione è diversa: pochissimi computer sono utilizzati in rete
per la
didattica e spesso il computer in classe non entra nemmeno, relegato
com'è
in aule multimediali non troppo frequentate.
STANDARD MINIMI - «I 190 mila computer che mancano in Italia fanno
riferimento allo standard di dotazione minima previsto dal piano eEurope
-
spiega Francois de Brabant, amministratore delegato di Between -, perché
per
raggiungere la quota ideale ne servirebbero almeno un milione. Oggi
nelle
scuole italiane ci sono invece 256 mila pc per uso didattico, un dato
ancora
troppo lontano. Solo il 2% delle scuole sono state cablate, il 54% non
ha
una rete locale o il collegamento è insufficiente e il 44% ha una rete
locale (ma solo nelle aule multimediali). Pochissimi, poi, i pc presenti
in
classe»".
Il Pc in aula - che per alcuni pedagogisti ed esperti di tecnologie
dell'educazione è il motore principale per un insegnamento orientato
alla
multimedialità - non solo non è la norma, ma è un'eccezione. Lo
conferma un
dato: soltanto il 3% delle scuole ha deciso di spendere i mille miliardi
(500 milioni di euro) del piano Berlinguer (1997-2000) per acquistare un
computer da utilizzare in aula durante le normali lezioni. Molte invece
le
aule attrezzate con aule multimedialità che però spesso sono poco
utilizzate
e soprattutto non sono cablate e i pochi accessi a Internet sono a banda
stretta, lenti e dunque inadatti per impostare lezioni multimediali.
INVESTIRE - Dunque l'Italia è indietro. Però gli esperti assicurano:
non ha
ancora perso il treno della multimedialità a scuola, a condizione che
si
facciano investimenti immediati e «pesanti», almeno tre volte
superiori al
«super piano» varato nel 1999.
Between ha elaborato una serie di proiezioni. La prima fa riferimento
agli
investimenti ottimali: in tre anni si dovrebbero spendere 3 mila
miliardi
(un miliardo e mezzo di euro).
L'investimento reale invece è più ridotto: pari a poco più di duemila
miliardi (poco più di un miliardo di euro). Per quanto riguarda i costi
di
gestione delle infrastrutture hi-tech ogni anno si dovrebbero spendere
circa
400 miliardi (circa 206 milioni di euro).
A queste cifre, poi, andrebbe aggiunto anche l'investimento per
acquistare
un pc portatile per ogni docente (un provvedimento annunciato dal
ministro
Moratti) che costerebbe allo stato 1900 miliardi di lire (un po’ meno
di un
miliardo di euro). E il tutto, naturalmente, sarebbe da fare in poco
tempo.
Marco Gasperetti
http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=TUTTI_GLI_ARTICOLI&doc=APRB
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