traduzione di Paola Capozzi

 

 

WILL EDUCATION GO TO MARKET?

Nico Hirtt, un membro dell'organizzazione belga Appel pour une école démocratique (“Appeal for a democratic school”: http://users.skynet.be/aped). Mr. Hirt è l'autore di L’École sacrifiée (EPO, Brussels, 1996), Tableau noir (EPO 1998) e Les nouveaux maîtres de l’école (EPO and VO Editions, Brussels-Paris, 2000).


© Ruth Sofair Ketler/SIS, Paris






















 

International Trade in Education

La WTO usa quattro termini per descrivere tipologie differenti di commercio transfrontaliero di servizi. Ogni tipologia è il soggetto di richieste specifiche da parte di coloro che favoriscono la liberalizzazione.
Nell'istruzione, la “consunzione all'estero” è attualmente la tipologia di commercio transfrontaliero di gran lunga più importante, soprattutto nel settore dell'educazione superiore: nel 1995, lo studio all'estero rappresentava un affare del valore di 27 miliardi di dollari, con gli USA a fare la parte del leone ($7 miliardi), seguiti da Francia, Germania e Inghilterra. In questo settore, i sostenitori della liberalizzazione vogliono abolire le misure che limitano la mobilità degli studenti (nastro rosso dell'immigrazione, controlli di scambio e di non riconoscimento delle certificazioni equivalenti)
“La fornitura di servizi transfrontalieri sta aumentando nella forma di corsi venduti su internet, di vendite di CD-Roms e DVD. Questa potrebbe essere la categoria a crescita più rapida nel mercato dei servizi educativi, ma non sono disponibili dati precisi. I sostenitori della liberalizzazione vogliono offrire ai giovani un migliore accesso ad internet, deregolamentare l'apprendimento a distanza e armonizzare le condizioni di accesso e l'equivalenza tra corsi come anche assicurare il riconoscimento di diplomi a livello internazionale .
“La presenza commerciale”,altro termine usato dal WTO, fa riferimento principalmente alla messa a regime di istituti di esercitazione privati controllati da aziende estere. Tra gli ostacoli che si oppongono allo sviluppo di questo mercato in espansione c'è il rifiuto al riconoscimento di istituzioni straniere e delle relative qualifiche, condizioni relative alla nazionalità etc.
La quarta categoria di servizi commerciali coinvolge la “presenza di persone naturalizzate”, e.g. docenti stranieri. Gli ostacoli che rallentano la crescita del mercato includono le limitazioni al numero di tali insegnanti .

La World Trade Organization ha lanciato un processo che potrebbe aprire alla competizione il mercato mondiale dell'istruzione, in espanzione e fortemente protetto. launched a process that could open up to competition the expanding and highly protected world market in education. Quali le questioni a rischio?

Most of La maggior parte di noi vede l'educazione come il servizio per eccellenza, responsabile di fornire ai giovani l'istruzione. Per gli investitori alla ricerca di luoghi in cui mettere i propri soldi, esso rappresenta anche un budget annuale del valore mondiale di 1000 miliardi di dollari, un settore che dà lavoro a 50 milioni di persone e con oltre un miliardo di potenziali clienti nella forma di studenti . Dopo il collasso dei negoziati di Seattle nell'ambito della World Trade Organization, alla fine del 1999, è difficile dire quando ricominceranno i dialoghi commerciali del “Millennium Round”. Ma l'istruzione sarà sicuramente in qualche parte del programma, dato che il mercato dell'educazione sta crescendo a un ritmo da cardiopalma. .
La decisione di estendere ai servizi la liberalizzazione del mercato internazionale, precedentemente applicata ai beni commerciali, è stata presa nel 1994. L'Accordo Generale sul Commercio nei servizi (General Agreement on Trade in Services: GATS), firmata nell'aprile di quell'anno, includeva l'istruzione nella lista dei servizi che dovevano essere liberalizzati. Per rimanere fuori dalle finalità di questo accordo, il sistema scolastico di un paese deve essere completamente finanziato e amministrato dallo stato, il che non rappresenterà a lungo la realtà in ogni caso. Comunque, ogni paese può ancora decidere liberamente quali impegni vuole assumersi e, soprattutto quale settore educativo vuole esporre alle forze del mercato. Il governo neozelandese, per esempio, ha deciso di aprire alla competizione esterna l'intero settore dell'istruzione privata, dal livello primario all'università.
Fino ad oggi la Nuova Zelanda è un'eccezione, ma questa situazione probabilmente cambierà. La Parte 4 dell'accordo GATS (“Liberalizzazione Progressiva”) richiede che vengano condotti nuovi negoziati al massimo entro la fine del 2000, e che questi dovrebbero essere diretti "alla eliminazione degli effetti avversi sul commercio nei servizi di misure nel senso di fornire in effettivo accesso al mercato. Nei quartieri generali di Ginevra della World Trade Organization (WTO), lontano dai titoli di testa e dai dimostranti, il lavoro continua. Ma, indipendentemente dal WTO e dalle politiche nazionali, numerosi fattori stanno portando i sistemi scolastici verso la "commercializzazione".

Le pressioni per il cambiamento
Primo, l'istruzione è un settore in crescita rapida in cui i governi hanno difficoltà sempre maggiori nel soddisfare la domanda, soprattutto nell'ambito dell'istruzione superiore. TRa il 1985 ed il 1992, il numero di studenti nell'istruzione superiore è aumentato di circa il 26% : da 58.6 a 73.7 milioni. Nello stesso tempo la spesa pubblica per l'educazione ha teso alla stagnazione nel corso dei 15 anni passati (5-6% del PILnei paesi ricchi e 4% del PIL altrove).
A causa di questa carenza di spesa pubblica, i genitori e gli studenti guardano all'istruzione provata con un interesse sempre maggiore. Negli USA, ogni episodio di violenza in scuole di stato e ogni scandalo che scalfisce i sistemi scolastici ufficiali, dà una spinta all'“home schooling”, in cui i ragazzi non frequentano a lungo la scuola e imparano a casa. Anche l'istruzione pubblica tradizionale diventa soggetta a forti critiche. Gli impiegati si lamentano perchè i loro bisogni non sono garantiti e non c'è abbastanza flessibilità. Un influente gruppo di pressione europeo, l'Industrial Round Table, deplora il fatto che nella maggior parte dei paesi europei le scuole siano integrate in un sistema pubblico centralizzato guidato da una burocrazia che rallenta i processi di cambiamento o rende problematiche le richieste di cambiamenti che vengono dall'esterno.
Sotto la pressione degli interessi economici, un processo di "deregolamentazione" dei sistemi educativi è cominciato. La crescente indipendenza delle scuole le sta incoraggiando a cercare fonti alternative di finanziamento, che spaziano dalla sponsorizzazione alla gestione totale da parte di compagnie private e che includono molte tipologie di partnerships tra scuole e industrie. Un gruppo di lavoro della Commissione Europea sull'istruzione e il training dice “è arrivato il tempo dell'istruzione fuori della scuola.... la liberalizzazione del processo educativo se resa possibile porterà al controllo da parte di fornitori di servizi educativi che sono più innovativi delle strutture tradizionali.”
Lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione su scala di massa, rende possibile lo sviluppo dell'insegnamento a pagamento a distanza attraverso l'uso di multimedia, internet per il sostegno, per gli esami etc.
Anche l'istruzione secondaria e primaria vengono colpite. Sempre più siti internet a pagamento vendono se stessi come alternative alle scuole di stato o alle scuole private tradizionali. Lo schermo del compiuter sorpassa l'insegnante, per una parcella di circa $2,250.
Il segretariato del WTO ha messo in piedi un gruppo di lavoro nel 1998 per valutare le prospettive di un'istruzione più liberalizzata. Il suo rapporto sottolinea la rapida crescita dell'insegnamento a distanza e nota l'incremento nel numero di partnerships tra le istituzioni scolastiche e le industrie private come la Western Governors’ University, che era fondata da 17 Stati USA e che include partener di settore provati come IBM, AT&T, Cisco, Microsoft and International Thomson.
Il rapporto nota anche l'aumento della deregolamentazione dell'istruzione superiore in Europa da parte dei governi che hanno iniziato “un movimento di allontanamento dal finanziamento pubblico e verso un grande mercato recettivo, accoppiato ad un incremento nell'apertura a meccanismi alternativi di finanziamento.” Il rapporto del WTO elenca molte “barriere” che devono essere rimosse prima che il commercio dei servizi educativi possa essere liberalizzato. QUeste includonp “misure che limitano l'investimento diretto attraverso fornitori di servizi di educazione stranieri” e “l'esistenza do monopoli governativi e di alti sussidi per le istituzioni locali ”.

Istruzione for export
E' vero che queste osservazioni sono state fatte da un gruppo di lavoro ma, come ha sottolineato Martin Khor in un articolo nel quotidiano francese Le Monde Diplomatique, nel maggio 1997, “nel WTO, come nel GATT, organizzare un gruppo di lavoro non è mai una cosa innocua. Essa innesca una catena di eventi nella quale i governi partecipanti vengono rapidamente risucchiati. Improvvisamente non è più un problema di essere pro o contro le intenzioni del gruppo di lavoro, ma semplicemente di quando esse varranno messe in pratica.”
Circa 350 esperti USA sul commercio internazionale di sevizi, includenti 170 uomini e donne d'affari, si sono riuniti al U.S. Commerce Department in Washington il 16 Ottobre del 1998 per progettare raccomandazioni per i negoziatori USA al WTO. Gli scopi dell'incontro, chiamato Services 2000, era di vedere come il governo USA avrebbe dovuto "continuare ad appoggiare gli sforzi del mondo degli affari americano per avere vantaggi competitivi sul mercato straniero .” Gli USA attualmente controllano il 16% del mercato mondiale dei servizi. Le sue esportazioni in servizi sono più che raddoppiate nei 10 anni passati e adesso coprono più del 42% del deficit del commercio relativo ai non-servizi.
Gli USA sono anche alla testa dei paesi esportatori di servizi educativi, e un gruppo di lavoro nella conferenza del Services 2000 ha avuto su questo un'attenzione particolare. Esso ha concluso che il settore “ha bisogno dello stesso grado di trasparenza, trasferibilità e intercambiabilità, riconoscimento reciproco e libertà da indebite normative o restringimenti e barriere che gli USA riconoscono sul comportamento delle altre aziende di servizio.” il rapporto ha dichiarato che al centro dei negoziati sull'istruzione del WTO dovrebbero esserci tre punti.
Primo, ci dovrebbe essere un libero flusso di informazione elettronica e mezzi di comunicazione, a livello nazionale ed internazionale. Secondo, i negoziatori dovrebbero abbattere “barriere ed altre restrizioni che limitano o prevengono la fornitura di servizi educativi o di training attraverso o paesi e a livello internazionale .” Essi dovrebbero anche venire a patti con gli ostacoli sulla trasferibilità dei diplomi e dei gradi .

Combattere per una quota di mercato
Le richieste degli USA sono respinte dalla maggior parte dei paesi della zona dell'APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation). In una nota dell'Ottobre 1999, la delegazione australiana al WTO ha dichiarato che si sarebbe dovuto “incoraggiare tutti i membri a produrre l'espansione degli obblighi in tutti i settori, anche quelli che si sono mostrati difficili a livello di negoziati regionali e multilaterali”, in particolare l'istruzione.
Il South Korea ha assunto una posizione simile. In un incontro di ministri delle risorse umane dei paesi dell'APEC che si è tenuto a Settembre del 1997, il governo di Seoul ha messo in campo un memorandum che dimostra chiaramente la sua visione dell'istruzione come strumento di competizione economica :
“ L'enfasi sull'educazione in se stessa o sull'educazione per i membri migliori di una comunità senza una larga enfasi sulla preparazione in vista del lavoro futuro, non può essere utilizzata più a lungo. Una tale visione dell'istruzione e del lavoro non può essere giustificata in un mondo in cui lo sviluppo economico viene enfatizzato.
“Attualemnte, in molte economie, i sistemi scolastici non riflettono sufficientemente le condizioni del mercato del lavoro. I loro sistemi scolastici inflessibili e inefficienti potrebbero non incontrare le nuove prospettive economiche.” Così l'istruzione deve essere resa più “flexible”, i.e. essere deregolamentata e liberalizzata. In particolare, “i sistemi scolastici dovrebbero essere per permettere a tutti gli studenti di studiare ciò che gli interessa ” e “gli impiegati, con gli insegnanti, dovrebbero condividere il ruolo di educare gli studenti”.
Alcuni pensano che in Europa, soprattutto in Francia, nasceranno resistenze alla liberalizzazione dell'istruzione . “I futuri negoziati del WTO non possono mettere in discussione la tradizione francese nel campo dei servizi pubblici nel campo dell'istruzione e della salute,” sottolinea un rapporto sul WTO preparato per il parlamento francese da Béatrice Marre. Pochi giorni prima dell'incontro di Seattle, anche il ministro francese per l'istruzione Claude Allègre ha enfatizzato il proprio “inamovibile supporto all'educazione in qualità di servizio pubblico.”
I delegati USA alla riunione del Services 2000 non si facevano alcuna illusione. “E' probabile che altri paesi, soprattutto membri dell'UE, possano ritenere che l'istruzione e il training siano attività non commerciali e che, quindi, debbano essere tenuti fuori dal programma nel corso dei negoziati del GATS,” sostengono gli americani. “Questa posizione riflette il loro interesse come competitori. . . . Sarebbe necessario resistergli.”
Attualemnte la Francia è il secondo grande esportatore di servizi educativi del mondo . Un anno fa, il gruppo francese Vivendi (precedentemente Générale des Eaux), attraverso la sua sussidiaria Havas, ha preso il controllo di Cendant Software, il gigante USA del software per l'istruzione e l'intrattenimento. Nel gennaio 1999, i ministri francesi dell'istruzione e degli affari esteri hanno annunciato che la Francia avrebbe lottato per aumentare la sua quota nel #8220;market” dell'educazione superiore. Così, ciò che si potrebbe facilmente chiamare la scelta
“anti-Americana” dei governativi francesi dell'istruzione, altro non è che una semplice posizione per difendere il mercato francese sul mercato francofono dell'istruzione.

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