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01 giugno 2004
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Scandali e opportunità di lavoro |
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Passerini Walter |
Povera e nuda vai, formazione. Un tempo se ne faceva poca e se ne parlava altrettanto. Oggi se ne fa di più, ma quando se ne parla è perché c' è qualcuno che viene preso con le mani nel sacco. È accaduto per gli arresti per i «diplomi venduti» a livello nazionale; è accaduto per gli arresti per
traffici illeciti nella formazione professionale in Lombardia. La formazione è una cosa troppo seria per essere lasciata agli articoli di cronaca giudiziaria. E si inserirà sempre di più nella riforma della scuola. Tra l' altro, si conferma che i ragazzi che frequentano corsi di formazione professionale ottengono importanti risultati in termini occupazionali. E allora? Parlare
male della formazione fa parte di un vecchio bagaglio anti-intellettuale, che appartiene a una cultura diffusa apparentemente pragmatica, che dice: «Lo studio è troppo teorico. Cercati subito un lavoro». Ed è questa la base della «fuga dalla scuola» e dalla formazione in diverse province della Lombardia da parte di giovani tra i 15 e i 18 anni, che entrano precocemente nel
mondo del lavoro, ipotecando così la loro vita. È oggi invece necessario richiamare con determinazione il ruolo importante della formazione nel futuro di chi cerca lavoro. Va riaffermata la funzione positiva della formazione, nei confronti di un' opinione pubblica sconcertata da fatti di cronaca che gettano ombre e sospetti su questa leva del cambiamento. Ma per rilanciare la
formazione andrebbero però create e rispolverate alcune condizioni di fondo. Innanzitutto la funzione dei controlli, di qualità e amministrativi, che ne salvaguardino l' immagine e la trasparenza. Oggi in Lombardia risultano aperti 26 procedimenti penali, che coinvolgono la Regione stessa, che si è costituita parte lesa nelle indagini sulle sottrazioni e sulle irregolarità
nell' erogazione dei fondi. E nei primi quattro mesi dell' anno, sono stati effettuati 1.103 controlli, che hanno prodotto diffide (15) e segnalazioni alla Procura della Repubblica (14). La rilevante quantità di fondi disponibili (1,5 miliardi di euro dal 2000 al 2006) attira infatti gli appetiti di operatori più o meno improvvisati. Oltre ai controlli, andrebbero poi condotte
delle serie analisi e ricerche sulla qualità degli operatori, che sono letteralmente proliferati dai 282 del 2000 agli attuali 1.140, una parte significativa dei quali realizza un solo corso. Inoltre, andrebbero indagati e pubblicizzati i «tassi di successo» occupazionale dei corsi, sulla quantità e qualità dei mestieri e delle occupazioni degli allievi dei corsi. Infine,
andrebbero focalizzati, oltre ai giovani e alle donne, altri target più adulti della formazione, tra i quali gli «over 50», i cinquantenni, che rischiano l' esclusione (considerati troppo giovani per la pensione e troppo vecchi per un certo mondo del lavoro). Soprattutto perché le risorse ancora da distribuire e disponibili da qui al 2006 sono state ampiamente intaccate e
cominciano a scarseggiare.
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